Scrivere per cosa?

 Come sapete continuo a scrivere. Scrivo per i miei lettori e quindi divulgo le opere tramite il blog. Questo perchè in Italia la pubblicazione è riservata agli editori per legge. 

Continuo anche a inviare romanzi agli unici due premi letterari che sto considerando: Mondadori, con il Premio Tedeschi e Neri Pozza con l'omonimo premio che si svolge ogni due anni. 

Attualmente ho contratti firmati con Leone Editore e potete vedere il banner sul mio blog del romanzo Notte Profonda. Ho firmato un contratto con Via Margutta Edizioni e proprio oggi gli ho inviato una terza mail perchè dopo aver firmato il contratto, non ho ricevuto notizie da mesi. 

Detto questo, sto inviando in visione romanzi ad altri editori ma devo ripetere, soprattutto ai colleghi scrittori, che per quanto ne so io, l'unico modo affinchè uno scrittore possa guadagnare qualcosa dal suo lavoro, è ottenere un anticipo delle royalty alla firma del contratto.

Vorrei che fosse chiaro per chi esamina e esaminerà i miei scritti: senza questa piccola contribuzione, non firmerò altri contratti con nessuno.

Ormai la mia età anagrafica mi costringe a cercare di guadagnare qualcosa da un'attività che dura da 40 anni e che non mi ha mai fruttato un centesimo e questo non è più tollerabile.

Nel nostro paese, non consiglierei neanche al mio peggior nemico di intraprendere una carriera letteraria a meno che non possa vantare robuste e fruttuose conoscenze soprattutto in politica. 

Scrivere bene, avere fantasia, non basta e non interessa a nessuno. Tanto meno aver storie da raccontare. Potete capirlo dall'abbondanza e dalla qualità delle opere proposte sul mio blog e confrontarle con quanto trovate in libreria oggi. 

Io sono un lettore molto prima che uno scrittore. E mi capita frequentemente di trovare negli spazi di condivisione dei libri usati, nelle biblioteche e nelle stesse librerie, opere di colleghi che non riesco a leggere oltre la decima pagina.

Questo fenomeno si riflette poi nella scarsissima qualità delle produzioni televisive e cinematografiche tratte da romanzi e racconti, a parte le produzioni relative a scrittori vissuti fino al 1900. Beato chi riesce a guardarle oltre la prima mezzora.

Nel nostro paese io credo siano particolarmente temuti gli intellettuali liberi. Il pensiero, la creatività, la capacità stessa di poter ragionare fuori dagli schemi imposti dalla società è molto temuta e quindi si ritiene necessario emarginare e limitare in ogni modo l'attività dei liberi intellettuali.

Nasce da quest condizione la produzione che leggete liberamente sul mio blog. Dovessi metterla in vendita per un solo centesimo, avrei l'obbligo di soddisfare le folli richieste del fisco italiano, la tagliola definitiva per ogni creatore di opere dell'ingegno.

Devo ammettere che scrivere è l'unica attività che mi riesca bene e questa è la mia condanna. La letteratura, cioè leggere e scrivere qualunque tipo di opera, è una condanna in sè comunque. 

Il regime odia la libera comunicazione e quindi la sottopone a una serie di limitazioni e vincoli tali da farla soffocare. Sto constatando questa condizione da 40 anni e questo diario esiste per potervi comunicare quel che so, senza censure e senza remore. Infine, ritengo sia questo il mio compito destinato e quindi tutto questo io sto facendo e spero sinceramente di non annoiare un solo lettore in vita mia.

Anche per motivi squisitamente anagrafici, ormai, mi resta questo piccolo orgoglio: il successo dei libri regalati tramite questo blog. Una soddisfazione di tipo puramente morale ma tanto basta a chi scrive. Per sopravvivere si deve necessariamente svolgere altri lavori, diversi mestieri e io stesso sono in attesa di una pensione da lavoro svolto per 35 anni che non arriva mai, allontanandosi nel tempo, per volontà di un regime impazzito.

Questa è la nostra condizione, la vita che devono sopportare gli autori di opere letterarie nel nostro paese, ed è nostro compito poterla e doverla diffondere a chi legge. 

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